Hoppete-l autismo parte del mondo non un mondo a parte

    

Hoppete

Un viaggio a colori dentro l'anima 
Sono specchi teneri i disegni dei bambini. 
È la vita che gli passa attraverso e che esce a colori. È il tratto incerto dell'interpretazione del mondo. 
Sono pezzi di cuore su carta: un disegno è il primo dono consapevole di ogni bambino. "Questo è per te mamma!" 
"Questi siamo noi" "questa è casa nostra".
Affermazione, fantasia sentimento. C'è tanta roba nei disegni dei bambini. Una roba che io desideravo e che sembrava non dovesse mai arrivare.
Alma ha sempre giocato con i colori. Quando era piccola riempiva i fogli di macchie di acquerelli. Scure spesso. 
Coi pennarelli perlopiù tracciata dei vortici. Cercavo sempre di vederci qualcosa dentro. 
Ho aspettato per tutta la scuola materna un disegno di Alma. Una casa, un albero...un sole, un fiore, un bambino. Quei classici pupazzi con le gambe a stecchino e la testa tonda che disegnano i bambini. In un setting terapeutico/scolastico si poteva ottenere con fatica qualche tratto. 
Ma non era un disegno del cuore.
Didascalia
Un giorno verso i 7 anni. Ecco comparire un sole e una nuvola. Ne ha prodotti in quantità industriali. Tutti identici. Dai colori diversi. Acquerelli: bordi larghi, tratti intensi. Soli rossi, neri, blu, verdi. Tutti allineati sul pavimento del salone. 
Per me è stato come assistere a mille albe tutte insieme. 
E forse davvero quel momento è stato l'alba di qualcosa dentro di lei. 
Qualcosa da coltivare.
Didascalia
A poco a poco il disegno ha iniziato ad evolvere. Accenni di volti comparivano sui fogli. Tratti semplici ma decisi. Espressioni indecifrabili. Due palle per occhi. Una linea verticale per naso. Una linea orizzontale per la bocca. L' intero foglio A4 era il viso. Tutti identici. Colori diversi. 
Io ci vedevo dentro il ritratto più bello del mondo. Quell'espressione mi scavava dentro. Mille volti mi ossevavano. Ermetici. Impenetrabili e forti affermavano la loro esistenza senza permettermi di capire la loro "esperienza". Io ci vedevo l'autismo e insieme i primordi della vita umana. 
Pensavo: forse si viene al mondo proprio con quell'espressione là. Io quasi non riuscivo a sostenerla. "Perché nessuno sorride?" Mi chiedevo. Mentre Alma con tratto deciso tracciava, inesorabile come un sentenza, l'inaccessibile. 
Didascalia
Un altro anno è passato fino al giorno in cui sul pavimento di casa sono iniziati a comparire i primi personaggi interi. 
È successo questa estate. 
La prima volta la sensazione è stata quella di aver rinvenuto un preziosissimo tesoro.
Era tutto un corri corri. "Vieni guarda che ha fatto Alma!" "Ma sei sicuro che lo ha fatto lei?" "Ma l'hai aiutata tu?"
E giù a supposizioni. Secondo me è Peppa. Secondo me è lei. Secondo me sono io. 
Chi ha un figlio con autismo sa di cosa parlo. Di quella gioia incontrollata nell'assistere ad un "progresso visibile". Insindacabile: nero su bianco.
Questa è una cosa che prima non faceva e ora fa. 
Dopo anni di paure che potesse avvenire il contrario. Dopo aver assistito ad una lenta inesorabile regressione quando erano molto piccoli.
Dopo aver lavorato tanto. Eccolo arrivare inaspettato: un passo avanti. 
Un passo avanti è la speranza che si rinnova. È "ce la farai amore mio, ce la faremo". 
È "vale la pena impegnarsi". È "credo in te". È la consapevolezza che lei possa "imparare".
Un passo avanti è il motivo per cui viviamo.
Volevo catturarli tutti quegli esseri. Qualsiasi cosa fossero. 
Alma, Alma cos'è? Come si chiama?... 
"Hoppete-mmm" 
"Hoppete-mmm"
Chiunque sia stato vicino ad Alma in questi mesi avrà sentito questa parola.
Una piccola formula magica, un rituale, una richiesta dolce e bizzarra alla quale nessuno resiste. 
E lo sanno bene le sue amichette.
Il rito si svolge più meno così:
Alma ti fissa negli occhi, pronuncia "Hoppete mmm" gonfia le guance e aspetta che lo faccia anche tu. 
Quando anche tu sei un pesce palla si avvicina al tuo viso, rimbalzo guancia guancia ti sfiora con un bacio silenzioso e poi ti scoppia con la mano. 
Può ripetersi tante volte.
È un gesto intimo. Di affetto. Un momento di condivisione.
Non so se lei volesse dare questo nome ai suoi pupazzi. Molto non so. Eppure eravamo là sedute a terra e lei continuava a dire Hoppete. Allora Hoppete sia!!!
Didascalia
I primi disegni di Alma. Effimeri. Già dopo pochi minuti iniziavano a svanire, sotto passi distratti. Sentivo il bisogno di "immortalarli". Di guardarli più a lungo. Li ho fotografati. Questa volta per la prima volta erano tutti esseri diversi tra loro. Nessuno si ripeteva. Tutti pezzi unici. 
Erano lì, gli "Hoppete" spiattellati sul pavimento. Calpestabili. Attoniti. E mi gridavano "Siamo pezzi unici".
Sapevo che nel giro di qualche ora sarebbero stati inghiottiti definitivamente da un mocho impassibile di fronte ad ogni forma d'arte. 
Non poteva finire così. 
Ho scritto ad Elisa Pacitti. 
Disegnatrice per professione e per passione.
Le ho chiesto se poteva "salvarli" in qualche modo.
Staccarli dal pavimento. Seguirne i bordi. Ricalcarli in digitale. 
Lei ha fatto di più. 
Come fa chi mette l'anima nelle cose che tocca.
Non li ha "semplicemente" ridisegnati. Li ha ascoltati. Ripercorrendone le espressioni ha provato a conoscerli. 
"Sono invincibili" mi ha detto. "Impenetrabili" "sembra che non puoi scalfirli" "Disegnarli è stata un'esperienza che non avevo mai vissuto". 
È innegabile che in qualche modo si sia instaurata una forma di comunicazione tra lei ed Alma. Una forma potente. Un parlare per immagini. Una specie di walkie talkie visuale.
Ho capito che lei aveva ritrovato nei disegni quella difficoltà comunicativa dell'autismo. Quella difficoltà di interpretare, descrivere, e vivere le emozioni. E insieme quella profondità, quella certezza, quella sensazione che dentro una sola parola, un solo sguardo, un solo tratto, ci sia un mondo sommerso, potente, vibrante. Un mondo che conserva intatti gli ingredienti primordiali dell'esistenza. 
Didascalia
Ogni Hoppete porta con sé la voce di Alma. Silenziosa. Il suo sguardo sul mondo. Attonito. L'affermazione di un'esistenza che esce fuori, tratti incerti, e si offre alla vita, con gli occhi sbarrati. 
Ogni Hoppete è un "salvato". 
Salvato grazie dalla gentilezza che Alma mi insegnato. Poteva essere calpestato, cancellato, annullato...in fondo non era colpa di nessuno se era stato disegnato su un pavimento con dei pennarelli ad acqua...eppure eccoli invece...intatti "invincibili".
Ogni Hoppete è un pezzo unico. Irripetibile. 
Ogni Hoppete è una certezza "prima non c'ero e ora ci sono"... è un "posso farcela" a tinte vivaci. È un disegno di una bambina con autismo. Che non parla ma ha molto da dirci e da insegnarci.
 È un messaggio da portare con un pizzico di pazzia e di speranza. 
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La storia di un impegno costante e di un sogno a colori per un futuro possibile.
Che, se ci crediamo tutti insieme...forse si avvera!
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